Disturbi specifici dell’apprendimento

Ed ora parliamo di Carlo.

Carlo ha compiuto 10 anni e frequenta la 5° elementare a detta di tutti, insegnanti comprese, è molto intelligente ma… anche per lui c’è un ma!

Fin dalle prime classi scrive come se fosse una gallinella, le maestre e chiunque abbia l’intenzione o la necessità di leggere ciò che scrive deve munirsi di un decodificatore, lui compreso.

Non solo! Difficilmente finisce un testo, o se proprio giornata buona i suoi prodotti sono come la pizza al metro, non si misurano per la qualità ma per le righe assai scarsine. E pensare che ha molta fantasia, e che quando descrive a parole quello che vuole dire non finisce più di parlare.

Le maestre sono sul sentiero di guerra. I suoi quaderni sono tutti una nota: Non hai finito! Lavoro di due ore! (testo di quattro righe) Non si capisce nulla di quello che hai scritto! Ecc. ecc. ecc, alla mamma non resta che firmare. Ma rimane un po’ perplessa.

In seconda elementare Carlo va dall’oculista che gli infila un paio di occhiali da intellettuale, è astimmatico e ipermetrope, ma gli occhiali non servono a migliorare la grafia, solo quando la mamma e accanto a lui la scrittura diventa leggibile.

In quarta elementare col dubbio è o lo fa (il sordo ) Carlo fa l’esame audiometrico, risultato lo fa, Carlo ci sente benissimo. Ma allora che cos’è che fa scrivere il poveretto come un pollastro inseguito da un gatto. Osservando bene i movimenti della mano la mamma nota che invece di muoverla dall’alto verso il basso e da sinistra verso destra Carlo, quando scrive fa il movimento contrario, da destra verso sinistra e dal basso verso l’alto.

In questo modo oltre a scrivere male si stanca anche molto, ed è per questo che i testi non vanno mai oltre alle quattro righe.

Che fare? La mamma decide di incominciare tutto da capo. Prende un qudernino piccolo, quello dei suoi tempi con i quadretti e i margini ben visibili e riparte dalle cornicette una pagina al giorno.

La scrittura migliora leggermente, ma la stanchezza di Carlo aumenta.

Finalmente la folgorazione. Durante una lezione di neurologia del corso di riqualifica per educatori la mamma incontra i Disturbi Specifici dell’Apprendimento: Dislessia; Disgrafia, Discalculia Eureka!!!

Il giorno dopo contatta subito, Consuelo la mia logopedista, che sentita la spiegazione, conferma il sospetto e indica un centro dove fare la valutazione dal professor Benso, professore di Psicobiologia presso il Corso di Laurea di Scienze e Tecniche Psicologiche all’Università di Genova.

Combinazione il centro è ad Albenga provincia di Savona dove abbiamo un alloggio, si va al mare!

Ma prima durante una mia visita di controllo a Verona dal dottor Danielsk, mamma ne approfitta e parla anche di Carlo, lo psicoterapeuta lo esamina con vari test e conferma il disturbo. Carlo pur scrivendo con la mano destra è lateralizzato sulla sinistra, da qui il movimento contrario della mano, in più non ha la comprensione a livello celebrale di alcune consonanti.

Anche lui torna a casa con un bel po’ di esercizi da fare, ne ha più di me.

Deve seguire prima con tutti due gli occhi la fiamma di una candela che si muove da destra verso sinistra e viceversa, poi con un occhio alla volta.

E poi deve usare il tableau.

Quando scrive o legge deve separare le informazioni coprendo con un cartoncino bianco la pagina su cui non lavora anche se non è ancora scritta.

Il tavola su cui lavora deve essere sgombro.

Gli occhi devono distare dal foglio almeno 30 cm..

Mentre scrive deve pronunciare ciò che scrive.

A scuola deve stare alla sinistra della lavagna e della maestra.

Ad Albenga il primo giorno viene sottoposto a tre batterie di test una all’ora per valutare la capacita di apprendimento, la capacita memonica a lungo e breve termine eventuali problematiche psicologiche.

Il risultato e che come apprendimento e valutabile intorno al 95 percentile per la memoria uditiva a breve e lungo termine, e al 32 per le capacita di discriminazione visiva. Diagnosi finale Disgrafia.

Si può tentare di aumentare le capacità, ma è impensabile per lui portare a termine un testo. La legislatura scolastica gli permette l’uso del computer ed è un grande sollievo per tutti.

Mamma allega gli appunti che il Dottor Tretta neuropsichiatra infantile dell’ASL 19 gli ha dettato al corso, consiglia anche di leggere i libri di:

Danielski Mancini Armando editore

Benso Neuropsicologia dell’attenzione Cerro

Santangelo La motricità compensativa Trento uno editore

Il professor Benso è Consulente per formazione, diagnostica e trattamenti nei centri di Neuropsichiatria del VCO di Gravellona Toce e Domodossola; nel centro ARPAT e centro di Neuropsicologia Clinica e Ricerche in Neuroscienze Cognitive di Bastia D’Albenga (SV)

C’è anche un sito internet www.dislessia.it

 

DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO

La definizione “disturbi specifici dell’apprendimento” quale condizione peculiare, si riferisce a quella fascia di soggetti che presentano difficoltà di apprendimento emergenti nel confronto scolastico e per motivi non clinicamente evidenti, cioè in soggetti apparentemente normali. Si possono considerare due periodi in cui possono manifestarsi:

- all’inizio della scolarizzazione

- a iter scolastico inoltrato.

All’inizio della scolarizzazione

Prescindendo da altri possibili fattori (ad esempio di ordine strettamente pedagogico) l’ipotesi clinica può essere quella di una difficoltà di ambientamento che a sua volta può derivare da situazioni diverse:

- l’impatto con la scuola di bambini privi di precedente esperienza extradomestica

- il trasferimento da un ambiente carente sul piano socioculturale ad un ambiente richiedente prestazioni di più alto livello

Il fattore inibitorio è presente in entrambe queste condizioni

Nella prima vi può essere tuttavia un ricco bagaglio nozionistico potenziale, indotto da un clima famigliare iperstimolante; mentre nel secondo vi è una dotazione nozionistica di base povera, espressione di una situazione carenziale. Sono condizioni che non corrispondono per se stesse ad una definita entità nosografia, ma se non riconosciute, possono ingenerare problemi secondari psicoreattivi e possono pervenire sino a soglie psicopatologiche; nel primo caso a disturbi di tipo ansioso, nel secondo a gravi difficoltà e fallimento della carriera scolastica e disturbi reattivi del comportamento, tipo disordine della condotta.

A iter scolastico inoltrato

Si possono qui configurare ipotesi già propriamente cliniche (cioè con riferimento a definite entità nosografiche anche se non immediatamente rilevate) Ovviamente occorre preliminarmente escludere accadimenti esterni che possono aver disturbato e demotivato l’impegno scolastico, provocando appunto la caduta imprevista dell’apprendimento in soggetti normali. Si possono considerare le seguenti condizioni cliniche mascherate: i ritardi mentali lievi in apparenti; le disarmonie evolutive con difetti neuropsicologici; gli episodi depressivi minori; le disfunzioni parossistiche e epilessie infracliniche. I ritardi mentali lievi possono non emergere in età prescolare e durante le prime classi elementari, sono definibili quindi come pseudo normalità intellettiva. Sono condizioni che possono inizialmente essere mascherate da un QI nei limiti della norma, supportate da un buon bagaglio nozionistico che condiziona soprattutto le prove verbali, destinate però a scivolare verso limiti inferiori o subnormali nel corso del secondo ciclo elementare al momento del passaggio all’operatività mentale astratta o ipotetico-deduttiva.

 

I disturbi settoriali

e specifici dell’apprendimento

Riguardano la scrittura, la lettura e il calcolo.

 

Disgrafia

Si definisce come una difficoltà specifica di apprendimento del codice scritto in presenza di competenze intellettive nell’ambito della norma e di adeguato ambiente di istruzione accademico in assenza di deficit sensoriale o neurologico. La disgrazia si manifesta come difficoltà a riprodurre sia i segni alfabetici, sia quelli numerici. La disortografia riguardale regole ortografiche e sintattiche, interessando gli aspetti contenutistici e non quelli formali della scrittura.

Sono caratteristiche cliniche della disgrafia:

- l’orientamento nello spazio grafico: la capacità di utilizzare lo spazio a disposizione ridotta,il bambino non possiede riferimenti per orientarsi, non rispetta i margine dl foglio, lascia spazzi irregolari tra i grafomi e le parole, non segue la linea di scrittura e procede in salita o in discesa rispetto al rigo;

- la direzione del gesto grafico, frequenti sono le inversioni nella direzionalità del gesto;

- le produzioni e riproduzioni grafiche: si notano difficoltà nella riproduzione grafica di figure geometriche.

- Livello ritmo grafico: si evidenzia un alternanza del ritmo di scrittura, il bambino esegue movimenti a scatti, senza armonia del gesto e con frequenti interruzioni.

Caratteristiche cliniche della disortografia sono:

- la distinzione tra errori sistematici da quelli occasionali: solo i primi permettono di parlare di disortografia

- ortografia della parola e ortografia della frase; in genere gli errori riguardano il primo gruppo, nascono spesso da disturbi dalla sfera percettiva motoria; gli errori delle regole nella frase riguardano soprattutto l’aspetto cognitivo generale cioè la comprensione.

 

Dislessia

Secondo i criteri di classificazione del DSM IV, la dislessia è definita come un disturbo manifestato nell’apprendimento della lettura nonostante l’istruzione adeguata, in assenza di deficit neurologici o sensoriali, con adeguata situazione socio-culturale.

La dislessia è legata a un difetto del sistema linguistico nelle sue componenti espressive, prevalentemente deficit di tipo fonologico difetto dei processi di automatizzazione.

La dislessia rientra nei disturbi specifici dell’apprendimento, ha una supposta origine costituzionale e va distinta dalla dislessia acquisita e spesso nell’uso comune comprende anche disturbi della scrittura e del calcolo. Di dislessia specifica si parla anche quando grosse difficoltà della scrittura permangono, dopo un periodo di regolare frequenza scolastica( per due anni circa) in soggetti che non presentano ritardo nello sviluppo intellettivo e in assenza di deficit sensoriali. Questi alunni non riescono ad acquisire il necessario automatismo che permette di decodificare il messaggio scritto attraverso un rapido passaggio dalla percezione alla comprensione, che è il momento della simbolizzazione del dato percettivo. La dislessia è un disturbo che cambia espressione a secondo delle fasi di sviluppo. Con l’avvio dell’alfabetizzazione, le difficoltà di lettura possono esprimersi in un difficoltoso riconoscimento delle lettere scritte oppure nella trascodifica segno-suono, oppure nella difficoltà di realizzare la sintesi fonetica dopo aver identificato i singoli fonemi. Nelle prime fasi della sua manifestazione il problema può essere facilmente misconosciuto, in quanto la difficoltà del bambino viene spesso attribuita ad errori metodologici dell’insegnamento Una caratteristica della dislessia nelle prime fastidi apprendimento è la diffusione del disturbo nelle tre aree: lettura scrittura e calcolo; la difficoltà sembra riguardare i processi di codifica in generale,sia per il linguaggio scritto sia per quello verbale o aritmetico. Gli anni successivi, quelli che il bambini senza difficoltà impegnano per la velocizzazione nei processi di lettura e scrittura,sono forse i più critici per i soggetti affetti da dislessia. Per quanto riguarda la lettura, nel periodo seguente l’apprendimento del meccanismo di decodifica si verifica una divaricazione tra le due strategie prevalenti: la strategia linguistica con lettura abbastanza rapida ma inacurata, con errori di tipo morfologico, la strategia fonologica, in cui la lettura è molto più lenta e stentata, ma meno inaccurata nell’analisi dei singoli elementi. I dati sembrano mostrare un vantaggio prognostico per i soggetti che hanno una lettura più veloce, anche se meno accurata, rispetto a quelli che leggono più stentatamente anche se con meno errori; quest’ultimi avrebbero difficoltà maggiori di comprensione derivanti dal sovraccarico della memoria fonologica. Gli ostacoli allo studio, dovuti al disturbo di lettura, si manifestano per diversi anni e solo verso il termine della scolarità obbligatoria un buon numero di soggetti sembra raggiungere una sufficiente autonomia e controllo del testo. Pur presentando buone capacità intellettive, i soggetti con dislessia sono condannati all’insuccesso scolastico in misura maggiore rispetto alla media dei coetanei, fin dalle prime fasi di scolarizzazione. Secondo alcuni autori, la possibilità di prosecuzione degli studi è correlata con il grado di ritardo che il soggetto presenta al termine della scolarità obbligatoria; quando il ritardo nelle abilità letto-scrittura supera i due anni e mezzo, è difficile che il dislessico prosegua gli studi. Già al termine del primo biennio di scolarizzazione è possibile prevedere che la presenza di marcati deficit di lettura ( permanenza di una strategia lettera per lettera) costituisca un deficit non superabile nel successivo processo di scolarizzazione, ( ripetuti insuccessi scolastici, inoltre determinano una perdita di interesse non solo per la lettura ma anche per le altre attività scolastiche in generale; la demotivazione di questi soggetti è uno dei punti da affrontare all'inizio dell'intervento rieducativo. Gli esiti a distanza, secondo quanto riportato nella letteratura internazionale, si correlano con i disturbi emozionali (ansia, instabilità) e con i disordini esternalizzati ( condotte devianti).

 

Discalculia

Secondo i criteri di classificazione del DSM IV , il disturbo del calcolo è definito, in base i test standard, da una capacità di calcolo inferiore a quanto previsto in base all’età cronologica del soggetto, alla valutazione psicometrica, a un istruzione adeguata, in assenza di un deficit neurologico o sensoriale. I bambini con difficoltà artmetiche sembrano utilizzare strategie di problem-solving immature, presentano tempi di soluzione di calcoli più lunghi, commettono errori di richiamo alla memoria.

In sintesi si possono distinguere tre aree:

- memoria semantica: deficit di recupero di fatti aritmetici e memorizzazione tabelline;

- area procedure: deficit abilità procedure aritmetiche: (prestito, riporto)

- aree visuo spaziali: deficit dell’uso dell’informazione per l’interpretazione dell’informazione numerica.

Molti bambini presentano associazione di disturbi nei processi di letto- scrittura e aritmetici.

Recentemente si è visto che i bambini dislessici sembrano più abili in campi: visuo-spaziali e ai problem-solving non verbali, al contrario i discalculici mostrano maggiori abilità nelle prove psico-linguistiche.

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